posted by giampaolo on sab apr 07 2007
I nostri Moschettieri sono ormai alle soglie di casa. Questa volta, oltre al fatidico resoconto delle quattro giornate trascorse, ci hanno mandato pure una "chicca": il manuale del perfetto centauro mediterraneo.
Non mancate però di leggere i resoconto delle recenti tappe:
Il Trio, How we did it, Edizioni Luì, 2007
Non vi abbiamo mai parlato di come effettuiamo tecnicamente il viaggio, di come sono scandite le giornate, delle nostre moto ecc. Ebbene ecco alla rinfusa un po’ di dettagli.
Le moto. Pippo: una Honda Africa Twin 750 del '99 strettamente di serie, con modifiche alle sospensioni (ammortizzatore Ohlins e molle ant. WP) per sopportare il notevole carico. Maxi tagliando prima della partenza con sostituzione di tutte le parti di consumo (oli, filtri, gomme, freni) a cura del bravissimo Gianluca Barchielli. Cupolino più alto e sella imbottita per aumentare il confort in marcia. Unico inconveniente registrato finora, la sostituzione di una lampadina (vedi "Panne").
Stefano: Bmw 1200 GS del 2006. Partito con 9000 Km dopo un semplice tagliando. Sostituito cupolino con quello più ampio dell'Adventure e ulteriormente alzato con uno spoiler Touratech. Mi permette di viaggiare con il casco aperto oltre 130 km/h. Sostituito il manubrio con uno con piega più da fuoristrada. Borse e altri accessori sempre Touratech. Gomme nuove. La moto è una vera nave da crociera: nessun lato negativo. Unico appunto il cerchio anteriore da 19” che rende impegnativa la guida fuoristrada. Avrei preferito meno elettronica per un viaggio fuori dall'occidente.
Angelo: BMW R 80GS Basic del 1997 con 40.000 Km, modificata solo nel serbatoio (ACERBIS da 40 litri), cupolino alto e forcelle spessorate. Tagliando fatto in proprio. Gomme nuove. Sempre in lotta col motorino di avviamento che fa le bizze ma si sa... è un difetto congenito.
Unico neo la distanza sella-pedane: è esigua per uno alto 1,85 e di conseguenza ho messo un evidente spessore per viaggiare più comodo.
I nostrı consumi si aggirano intorno ai 18/20 km/litro con un'autonomia di almeno 400 km. La benzina costa dai 20 ai 50 centesimi al litro. Solo in Turchia è molto più cara: 1,5€.
Puliamo il filtro aria ogni 15 giorni, mentre la catena di trasmissione (Pippo) è lubrificata a giorni alterni e a seconda del terreno.
Tutte le moto sono equipaggiate con le brutte ma funzionali borse laterali di alluminio Touratech, provviste di sacca interna sfilabile per il trasporto bagagli. Una è per il vestiario l'altra per materiale tecnico (ricambi, elettronica, guide, farmacia ecc.). Inoltre abbiamo una sacca stagna sul portabagagli posteriore con sacco a pelo, materassino e altre cose di raro uso. Completano l'equipaggiamento una borsa da serbatoio per macchine fotografiche e radio, nonché uno zaino di piccole dimensioni.
Il vestiario è ridotto al minimo indispensabile e ogni 2 o 3 giorni facciamo il bucato. L'abbigliamento motociclistico (offerto da Romanelli Moto) è un completo giacca e pantaloni in Goretex più stivali antipioggia. La tuta antipioggia, fortunatamente e per ora (siamo in Turchia), l'abbiamo usata solo un giorno in Libano.
Caschi integrali con possibilità di apertura della mentoniera... per sentire il vento in faccia e per parlare con la gente vis à vis.
Viaggiamo sempre "a vista" o, perlomeno, a portata di radio ricetrasmettenti, grazie alle quali siamo sempre in contatto. Non c'è una media giornaliera di km da percorrere: a seconda dei posti da visitare possiamo percorrere da 100 fino a un massimo di 600 km al giorno. Viaggiamo a cırca 120 km/h quando la strada lo permette, e comunque teniamo un livello di sicurezza molto alto, soprattutto per quanto riguarda i sorpassi e la guida di notte. In questi paesi circola di tutto: dal carretto trainato dal mulo all'Hammer, alla sgangherata Chevrolet anni '70, al furgone carico fino all'inverosimile di persone e animali. Più di una volta ci è capitato di schivare in mezzo alla strada sassi o pezzi di legno caduti da qualche camion.
Dormiamo sempre in alberghi mediamente economici, ma dignitosi. Tranne qualche raro caso dove, per mancanza di scelta, abbiamo dovuto soccombere con estremo piacere al 5 stelle (vedi Marriot nel Mar Morto) o con grande disappunto alla topaia di turno (vedi Tala in Tunisia). Spendiamo dai 10 ai 50 € per tre persone compresa la colazione. A volte siamo ospiti di qualche monastero, di amici o di benefattori improvvisati (vedi Bosra).
Mangiare costa pochissimo (da 1 a 5 € a persona) e il cibo è di ottima qualità. Ci affidiamo sempre a ristoranti locali rispettando un minimo standard di pulizia. Comunque gli anticorpi lavorano bene perché, facendo gli scongiuri, fino ad oggi non abbiamo passato nottate né seduti sulla tazza del gabinetto, né tantomeno abbracciati alla stessa. Non ci siamo fatti mancare nulla: dall'insalata, al tè, alle salse, al latte di chissà quale animale. Soltanto per l'acqua abbiamo evitato di bere quella non imbottigliata...
Parlare con la gente è la cosa che più ci piace. Certo le moto attirano l'attenzione anche dei più scettici. Così, ad ogni sosta c'è sempre un gruppetto di persone che ci circonda e ci chiede notizie. L'arabo è spesso l'unica lingua per capirsi e ormai abbiamo imparato le parole fondamentali per intavolare un discorso. In questi paesi siamo ben voluti da tutti. L'ospitalità, soprattutto in Siria, Libano e Giordania, è qualcosa che va ben oltre le nostre abitudini.
Nessun problema di sicurezza: basti pensare che non abbiamo mai legato né messo il bloccasterzo alle moto. Né di notte, né tantomeno di giorno. Quando ci allontaniamo per visitare siti archeologici o per andare al ristorante possiamo tranquillamente lasciare le moto con tutti i bagagli, casco, radio e GPS compresi. Nessuno tocca nulla.
Le Dogane. Le complesse e lunghe formalità doganali per entrare in questi paesi mettono alla prova anche i più calmi e pazienti. Inoltre, l'uso quasi esclusivo dell'arabo fa sì che non ci si capisca nulla. Fortunatamente, in frontiera c'è sempre qualche addetto preposto all'aiuto dei turisti che, dietro una lauta mancia (1 $), risolve tutto. Con le moto al seguito non c'è solo da timbrare il passaporto: l'importazione temporanea del mezzo implica una serie di lungaggini burocratiche che si materializzano attraverso il "Carnet de Passage", elaborato e prezioso documento senza il quale da queste parti non si entra. In Egitto abbiamo fatto una trafila di ben 14 uffici prima di poter passare la dogana, il tutto in "solo" 3 ore! Invece degli euro avremmo dovuto portare un po' di dollari che vengono richiesti per il pagamento dei dazi doganali.